Donne e uomini
come due "Città Vicine"
di Vivien Briante
Care amiche e
amici del sito "La posta in gioco" desidero portare un contributo
nel vostro spazio sul tema ormai avviato in diversi ambiti sulla relazione
di differenza con gli uomini che è divenuta da qualche tempo
il punto focale anche per le " Città Vicine", tessuto
di pratiche di relazione e scambio tra donne e uomini di realtà
lontane geograficamente ma vicine per analogie d'intenti, nato dalla
creatività politica della "Città Felice" di
Catania.
Queste città che da oltre tre anni si ritrovano con incontri
anche stanziali per ripensare alla luce della comune pratica di relazioni,
il senso libero dell'abitare, l'arte, la bellezza, il pubblico ma
soprattutto un'idea ritrovata di "Città" sono, oltre
Catania, Catanzaro, Foggia, Milano, Roma, Bologna, Spinea, Mirano,
Viterbo, Chioggia e Orvieto.
Proprio nell'ambito delle "Città Vicine", durante
l'ultimo incontro tenutosi a Roma il 16/11/03, il confronto-conflitto
donna-uomo è divenuto più serrato e profondo che nei
precedenti, facendo emergere come sia ancora problematico rendere
fluida e scorrevole la relazione di differenza tra donne e uomini.
In quella sede le narrazioni degli uomini si sono diversificate tra
loro mantenendo un dato comune e cioè che in maniera consapevole
o meno, la loro vita è stata quasi sempre toccata dalla differenza
femminile, creando uno sbilanciamento in termini di riflessione e
di approccio con la realtà. Spesso i motivi di cambiamento
individuale sono legati agli affetti e alla condivisione politica
di pratiche con alcune donne, o a relazioni affettive personali. Dal
racconto di alcuni uomini emerge spesso il disagio di vivere nella
cultura maschile, di sentirsi non capiti, isolati e quindi non complici
con i propri simili.
La ripetitività e la frammentarietà di un passato di
militanza nella politica tradizionale maschile ha provocato una ricerca
personale di sé e il desiderio di approdare alla politica delle
donne pensando che questa fosse e sia un bene per loro, dove corpo
e parole trovano accoglimento, dove si trova agio, piacere e continuità
nell'attenzione del confronto. Le forme di linguaggio che gli uomini
usano in questi contesti, sono diverse, si oscilla dall'uso della
parola che presuppone un lavoro su di sé e un certo esercizio
di autocoscienza, all'uso della parola astratta, neutra, che fatica
a tagliare i ponti con una cultura maschile fuori dal sé. Ma
in tutti i casi ho sentito e sento, al di là dei linguaggi,
un sincero e autentico desiderio di dialogo. Certo il tempo che alcuni
uomini si danno e che dicono di aver bisogno per capire e recepire
nel profondo i messaggi delle donne perché la modifica si giochi
nella pratica concreta, rischia di fare spazio all'"astrattezza"
di una partecipazione a carattere prevalentemente intellettuale, rallentando
quel lavorio di pratiche apportatrici di nuovi sensi e nuove modalità
per lo stare al mondo di donne e uomini.
Le "Città Vicine" nei loro incontri, procedono al
contempo anche sul versante della riflessione femminile, su come esserci
con le nostre vite e la nostra esperienza di donne in questo momento
di cambio. Cambio di civiltà in fieri, perché ripensare
il rapporto donna -uomo ci ha messe nella condizione di ridefinire
per ognuna di noi il nostro stare al presente, tagliando anche una
sorta di cordone affettivo con la politica separata del "tra
donne" o quella "protetta" dove i pochi uomini mescolati
ad una maggioranza di donne si configurano come figure deferenti silenziose
che si sottraevano al conflitto.
Per me che scrivo e per altre sta significando anche uno strappo,
un salto, un ritornare indietro per svolgere le immagini e i ricordi
di una storia passata, dove gli uomini hanno rappresentato con la
loro presenza, un'interlocuzione problematica e dolorosa di rottura.
In questa regressione il tempo dei ricordi però si sta mutando
in un avvenimento mentale nuovo: "fare posto all'altro",
un passaggio che nei termini del possibile confronto apre altri punti
di vista soprattutto sulla nostra politica. Alcune donne a Roma hanno
affermato che pur tenendo aperta la pratica di relazione di differenza
con gli uomini, rimane forte in loro il desiderio di mantenere uno
spazio di incontri tra donne perché lo si ritiene un bene irrinunciabile
e prezioso anche per arricchire e rendere più sincera l'elaborazione
con gli uomini. Ma metterci in gioco per noi donne oggi con la relazione
di differenza, non significa sentirci minacciate o indebolite nella
nostra politica, significa fare spazio a qualcosa di imprevedibile
che verrà.
Come nelle "Città Vicine", anche in altri ambiti
vi sono uomini che stanno iniziando a parlare non più attraverso
forme di pensiero che pretendono di leggere la realtà secondo
un ordine universale, ma distinguendo gli elementi di differenza maschile.
Questo significa desiderare di ascoltarli anche se fanno uso di un
linguaggio che spesso non ci corrisponde; reggere con amore questo
ascolto, significa trovare una strada di comunicazione profonda che
possa darci la possibilità di pratiche ed invenzioni politiche
nuove ancora da indagare e da scommettere insieme per uscire finalmente
dall'estraneità tra i due sessi perché si riconoscano
differenti ma
vicini.
Catania, 22/12/03