Dalle Madres
alle tante donne responsabili. Piccoli e grandi esempi di autorità
femminile diffusa
di Maria Luisa
Gizzio 30,4,2007
Il titolo dell'ultimo
n.. di "VIA DOGANA" "Questo femminismo non ci basta"
mi è proprio piaciuto.
Non soltanto perché sono d'accordo con il titolo e anche con
gli articoli di questo numero, tutti diversamente molto interessanti
e perché riflessioni del genere le davo per scontate da tempo,
ma per altro motivo che presto dirò.
Non voglio contrappormi ma, se questo femminismo non mi basta a soddisfare
il mio appassionato e profondo desiderio di cambiamento ormai urgente
di fronte a quanto accade - a partire da me ma anche insieme ad altre/i
-sto provando a cercare un "di più" significativo
in altri percorsi politici di donne restando in ascolto attento di
quanto accade nel mondo. Ad esempio osservando con attenzione le modalità
di donne che stanno fortemente in politica ma in un modo che mette
in rilievo la differenza: fra un agire femminile ed uno tradizionale
maschile - anche quello recente della democrazia partecipativa. E'
questo il secondo motivo che mi ha prodotto entusiasmo nel leggere
quel titolo e quelle opinioni.
Da tempo, come
molte/i di voi già sanno, mi sto impegnando a far conoscere
la storia delle "Madres de Plaza de Mayo" per partire da
loro a aprire una domanda e una riflessione su "cosa ci dice,
cosa ci insegna la loro storia e le loro pratiche"?
Cosa ci insegna per l'oggi, qui in Italia e in Europa? Dove da un
lato vediamo una politica che non posso più chiamare nemmeno
seconda in quanto le azioni di quelli che si ritengono nostri rappresentanti,
chi più chi meno, credo abbiano ormai poco o nulla che possa
definirsi politica. E tuttavia questo fallimento ormai evidente di
quella politica non impedisce alle donne che amano il "potere"
di mirare comunque ad essere lì.
Ma, ripeto, non voglio inoltrarmi oltre ad indicare le contraddizioni
di quella strada possibile sia perché essa può comunque
avere sbocchi positivi sia perché posso comprendere la loro
spinta iniziale: il potere di fare efficacemente lo amo anche io.
Una frase dell'articolo di Lia Cigarini e Luisa Muraro ("Milano
senza maiuscole") dice:"
In altre parole quando una
donna si limita a prendere il posto di un uomo
l'occhio si abitua
presto a vedere una donna in quel posto ..e nulla cambia.
a Milano
la presa del potere da parte di donne non ha registrato alcun cambiamento
".
Non solo: dall'articolo successivo prendo due righe che citano una
frase di Lia Cigarini, detta o scritta altrove: "
oggi ci
troviamo sul filo del rasoio: questo gran numero di donne incluse
nel potere maschile e chiamate ad esercitarlo ai più alti livelli
potrebbe significare la definitiva vittoria del simbolico maschile
e l'estinzione della differenza
". La frase citata continua,
poi :"
o, invece, aprire in questo potere delle crepe insanabili".
In questa aggiunta non so se e quanta aspettativa ci metta Lia stessa
anche su questo percorso di donne al potere.
Per conto mio non mi aspetto molto. Non vorrei generalizzare perché
da sempre sono attenta alla relazione con chi fra queste donne del
"potere" valuto abbia una singolarità di pratica
che mi interessa e mi sollecita ad un confronto anche serrato provando
a colmare, ad esempio, carenza reciproca di elaborazione di pensiero.
Ma non mi limito certo a contrappormi a quel percorso; anzi, sono
d'accordo con Marina Terragni quando dice "..di non trascurare
alcuna possibilità
non si deve smettere di aspettarsi
del buono dal lavoro di queste donne perché questo è
un modo per fare che venga..".
Voglio parlare,
allora di ciò che vediamo contemporaneamente da un altro lato
della scena sociale e che è citato anche nello stesso numero
di Via Dogana: una autorità femminile che emerge da parte "
..di donne da tempo presenti nel mondo del lavoro e del vivere sociale.
che portano nel loro campo di attività una somma di qualità..
..che migliora la qualità del lavoro e la sopravvivenza".
Vediamo anche grande autorità e differenza femminile in alcune
religiose in tutto il mondo, in un certo numero di teologhe, in alcune
donne politiche come la Borsellino e soprattutto in alcuni esempi
clamorosi di donne, generalmente citate dai mass-media in quanto vittime,
che sanno assumere, anche nel grande dolore e tragedia, una responsabilità
che va ben oltre la loro situazione; che sanno assumersi una responsabilità
ampia che apre al mondo dando giudizi severi ad almeno una parte della
società, indicando altri valori e altre strade e rappresentando
così altri modi di fare politica. Mi riferisco, ad esempio,
alla moglie, Marisa Grasso, e alla figlia di Filippo Raciti, - l'ispettore
di polizia ucciso negli scontri avvenuti allo stadio Massimino durante
il derby Catania/Palermo. E' straordinario che a pochi giorni di distanza
da un dramma - la perdita di un marito e di un padre e di un progetto
di vita familiare con una certa sicurezza economica - queste due donne
abbiano saputo assumere atteggiamento non da vittima ma da soggetto
attivo trovando parole non di disperazione ma di giudizio e di ammonimento
ponendosi in una posizione politica alta ed universale, esprimendo
un opporsi radicale alla logica della violenza e della morte, una
difesa della vita e della sua dignità non solo propria ma di
tutti.
Già nel passato abbiamo visto reazioni analoghe da parte di
altre donne - mogli, madri, figlie - in alcune occasioni simili. Anche
di fronte a questi esempi di una autorevole e lampante differenza
femminile mass media ed intellettuali non sanno che presentarle come
vittime e non come soggetti attivi commentandoli con retorica.
Penso anche alla figura di quella biologa dell'ospedale fiorentino
di Careggi che, analizzando organi in realtà infetti da HIV,
per errore erano stati invece da lei dichiarati sani e che quindi
erano poi stati trapiantati in alcuni pazienti con il rischio si infettassero
anche mortalmente.
Questa donna non ha esitato un istante ad assumersi la piena responsabilità
di quanto era avvenuto, senza tentare di gettare la responsabilità
su altro che su se stessa o tentando semplicemente di cavarsela con
delle scuse e delle parole formali per il dolore procurato per errore.
Mi sembra invece l'abbia fatto con totale partecipazione assumendosi
prontamente ogni possibile conseguenza e con disponibilità
totale a trovare qualsiasi azione di rimedio. Tutto ciò con
estrema dignità e sensibilità umana e con parole semplici
e dirette e atteggiamenti che mostrano sincera condivisione del dolore
degli altri.
Si tratta, quindi, di donne che sanno guardare la realtà anche
tremenda davanti a loro con occhi attenti e lucidi malgrado il dolore
anche intenso e sanno darne un giudizio con parole di verità,
cosa rara oggi in quello che ci viene mostrato; che sanno assumere
il loro dolore con la responsabilità nello stare al mondo partendo
da una loro situazione soggettiva ma facendosi carico anche per altre/i.
Donne che non mirano al potere o alla vendetta ma che indicano strade
diverse di soluzione se non per loro per quelli che verranno. Tutti
casi di differenza femminile che mostra autorità.
Sollecitata allora dal "non mi basta" voglio indicarne altre,
voglio indicare altri esempi di autorità fuori dall'Italia
e spesso anche dall'Europa, che mettono in mostra con la loro azione,
come le donne dei tanti esempi citati, non una teoria, probabilmente,
ma una pratica che viene loro da lontano; che prende origine, probabilmente
senza saperlo, da tutte le esperienze femminili che nel passato hanno
saputo essere significative per la società, da tutta la storia
spesso ignorata di generazioni di donne; che forse non ha ancora trovato
una teoria ma che, malgrado il silenzio dei mass-media mondiali, ha
consentito a queste donne di essere significative nel loro paese e
non solo. Una pratica che però oggi è - almeno quella
delle madres argentine, ma non solo - qualcosa di oltre e di più
che ha origini lontane ma con molta libertà, creatività
e invenzione anche simbolica.
E' per questo che ho un appassionato desiderio di promuovere visibilità
ed interesse per quello che secondo me è un grande evento per
la politica delle donne. Si tratta del
2° INCONTRO INTERNAZIONALE
MUJERES EN LUCHA
Su iniziativa dell'Associazione delle Madri argentine di "Plaza
de Mayo", che da trent'anni incarnano il volto della resistenza
della vita sulla morte - del dar vita materno sul dar morte dei regimi
e delle guerre -, le "donne in lotta" del mondo si incontrano
per scambiare esperienze, affermare la possibilità di una pratica
politica radicalmente "altra" e costruire nuovi strumenti
di pace, giustizia, libertà e dignità umana.
L'incontro di 5 giorni si terrà presso alcune sale del Senato
italiano.
Desidero che questa
sia una ulteriore non piccola occasione di aprire in vari luoghi domande
e discussione su quale pratica sia necessario procedere oggi per una
politica efficace delle donne. Che metta in risalto il valore di chi
sa agire con autorità senza voler prendere il potere. Di chi
vuole magari influire su coloro che lo detengono per evitare che si
ripeta ciò che ha provocato le loro tragedie Ma vogliono influire
su di essi attraverso una sollecitazione della loro coscienza che
li inchiodi di fronte alle loro responsabilità senza voler
condividere i vantaggi che verrebbero loro accordati se cercassero
di venir a patti con esso. Questa è una pratica da indicare
attraverso tutti questi esempi. Rendendoli visibili e mostrandone
la possibile efficacia di fronte alla incapacità attuale della
politica che sta sulla scena.
Mi rendo conto che queste donne in lotta in altre parti del mondo
agiscono in situazioni estremamente drammatiche, spesso in situazioni
di grave mancanza di "democrazia" o di terribile dittatura
(e rendiamoci conto spesso quanta responsabilità dell'occidente
fra cui l'Italia si nasconde in quelle situazioni). Non voglio confrontare
quelle tragiche situazioni con le nostre in Italia. Ma io colgo una
somiglianza forte fra le madres argentine, le madri della pace curde
e le altre donne in lotta in tutto il mondo e tutti gli esempi di
donne, in Italia e n Europa che a livelli diversi e in quantità
e qualità diverse dalle loro mostrano comunque grande autorità
nelle loro azioni di valore essenzialmente politico.
Sollecitata da Silvia Marastoni a rivolgermi ad altre, chiedo allora:
perché non aprire in Italia in molti luoghi di donne che amano
la politica una discussione che parta dal mettere in mostra la pratica
di quelle donne gettando anche lo sguardo su tanti piccoli e grandi
esempi di autorità femminile diffusa che non hanno però
visibilità e riconoscimento adeguato?
Cosa suggerisco allora? Naturalmente penso che la pratica di quelle/i
della Rete di Città vicine stia proseguendo in un giusto percorso
di ricerca per rendere efficace la nostra azione nel modo che sia
più congeniale ad essa e non rinunzio a questo percorso. Ritengo
che stiamo giustamente cercando tante strade per affinare sempre meglio
le nostre pratiche ma anche con il desiderio di farle conoscere, ove
possibile divulgarle, confrontandole con altre, per renderle sempre
più efficaci. In più sto proponendo di riflettere se
questa occasione di incontro internazionale non possa divenire un
altro nostro impegno, un'ulteriore occasione di mettere in luce, in
modo impensato per chi continua con le stesse logiche di sempre nel
governo delle cose, l'importanza e l'efficacia di pratiche di autorità
così diffuse specie fra le donne - anche se quasi mai messe
in mostra.
Invito, quindi, calorosamente tutte le amiche e gli amici di ""Città
vicine"a farsi promotori di tale visibilità, a dare il
nome e farsi protagoniste per tutta la "Rete di Città
vicine" di questa iniziativa di appoggio alle organizzatrici
e organizzatori già in contatto con le madres e di ulteriore
promozione di questo importante evento. Penso di promuovere un collegamento
in una grande rete in Italia fra tutte/i coloro - e non sono poche/i
- che hanno molto a cuore le madres, la loro vicenda, le loro iniziative.
Sto già iniziando a farlo anche in collegamento con altre donne
vicine al pensiero della differenza di altre città.
Ma non vorrei farlo da sola o con l'unico appoggio delle/gli appassionate/i
amiche ed amici delle madres di Roma o di qualche altra città.
Spero quindi di ricevere una risposta al più presto da tutte/i
voi, singolarmente. Infatti nelle iniziative numerose che sto portando
avanti a Roma su questo tema vorrei mettere il nome Rete di Città
vicine e non solo quelle/i di Roma. In modo che nessun altro ci metta
sopra la propria bandiera, oltre quella stessa delle madres.