Corsera - 29 marzo
2007
«Sì
a Moratti, Bracco, Camusso. Ma la città deve essere più
rosa»
Camusso: siamo fiori all' occhiello. Martinengo: spazio solo alle
figlie d'arte
Rita Querzé
O invisibili.
O «con gli attributi» (maschili, naturalmente). Le femministe
storiche criticano le donne di potere milanesi. Perché non
lasciano tracce originali. E si appiattiscono su modelli maschili
di gestire ruoli faticosamente conquistati. Loro, le «potenti»
chiamate in causa, da una parte spiegano la scomodità delle
loro poltrone. Dall' altra contestano le accuse. «Trovo che
questo giudizio nei miei confronti sia ingeneroso - prende il toro
per le corna la sindacalista Camusso -. Nell' ultimo anno a Milano
con la nascita di "Usciamo dal silenzio" è ripartito
un movimento al femminile». Perché i cambiamenti sono
così lenti? «Le poche donne di potere sono trattate come
alibi o come fiori all' occhiello. Da sole possono fare poco. La nostra
prossima battaglia sarà chiedere che nella riforma elettorale
si riservino il 50 per cento di posti alle donne. Se al governo fossimo
tante quante gli uomini le cose cambierebbero: la Spagna insegna.
Il limite del femminismo è stato pensare che la politica fosse
altro da noi. E' arrivato il momento di cambiare». Nel mondo
dell' impresa Gianna Martinengo, presidente dell' Osservatorio sull'
imprenditoria femminile della Camera di commercio, riconosce che le
donne di potere, soprattutto in economia, hanno vita difficile. «Diventare
imprenditrici ad alti livelli senza essere figlie d' arte in Italia
sembra impossibile. Sia chiaro: non è un appunto alle "figlie
o mogli di..." che spesso dimostrano più attitudini imprenditoriali
di padri e mariti. Ma è una realtà di cui prendere atto».
Tra gli ostacoli, prima di tutto la difficoltà nel farsi accettare
dagli uomini come interlocutori fidati con cui fare business. «Gli
uomini hanno un codice di comunicazione diverso. Noi entriamo in sintonia
parlando dei figli o della spesa. Mentre le loro relazioni si cementano
allo stadio o parlando di donne. Diciamo che è più facile
entrare in confidenza con gli uomini più giovani: gli argomenti
in comune sono di più». Su quest' ultimo punto concorda
Maristella Gelmini. La coordinatrice regionale di Forza Italia punta
inoltre il dito sui pregiudizi che riguardano le donne. «Il
pettegolezzo è maschio, non c' è dubbio. Alle poche
donne in politica vengono attribuiti flirt di ogni tipo. Sempre in
maniera penalizzante. Anche a questo dobbiamo supplire con un di più
di serietà e professionalità». Ma siamo sicuri
che un mondo di donne al potere sarebbe migliore di quello di oggi?
Secondo il sociologo Francesco Alberoni qualche previsione si può
azzardare. «Nella storia le grandi donne di potere - da Elisabetta
I a Maria Teresa d' Austria - non hanno mai commesso abusi quanto
gli uomini. Non si ricordano despoti donne che si siano macchiate
di follie sanguinarie. Tutto ciò è sicuramente di ottimo
auspicio».