Risposta all'articolo
di Franca Fortunato del 25,05, 2007
di Isa Mantelli
pubblicata su
Quotidiano della Calabria il 28,5,2007
Ho letto la riflessione
"La città come ambiente domestico da governare con saggezza"
del 24.05.07
di Franca Fortunato, donna che stimo e con cui sono in relazione,
e mi sono sentita chiamata in causa per la mia appartenenza al Centro
Calabrese di Solidarietà citato nell'articolo.
L'invito della teologa Svizzera Ina Praetorius - di cui lei parla-
trova attuazione completa nella mia pratica quotidiana. Da anni penso
al Centro Calabrese di Solidarietà, che è molto del
mio mondo, come alla mia "casa". Una grande casa abitata
da oltre cento ragazze e ragazzi che faticano ad uscire dalla dipendenza,
da tante operatrici ed operatori che hanno dato vita ad un grande
sogno, da volontarie e volontari che, come me , hanno sviluppato una
forte appartenenza e danno un concreto servizio.
Mi sono spesso definita la "casalinga " del Centro, convinta,
come sono, della capacità di noi donne nel saper mettere in
ordine gli armadi, saper ottimizzare il tempo, saper far quadrare
bilanci specie se magri. Ciò mi ha portato a riflettere - come
invita a fare la stessa Ina Praetorius- che la stessa cura, la stessa
attenzione, lo stesso amore materno, li potremmo avere per la casa
"Comune".
Ho sempre vissuto nella mia vita il denaro come opportunità
per migliorare la vita delle donne e degli uomini, che dalla mia angolazione
non sono e non saranno mai elettori da conquistare, consumatori da
spremere, ma donne e uomini, giovani e vecchi con nomi, storie, bisogni
non disgiunti dai miei bisogni e desideri. E quindi anche io - come
Franca - sono interessata a sapere coma sarà utilizzato il
"tesoretto del Comune", ed auguro a me stessa, a noi donne
ed alla mia città, che non venga sperperato, non si trasformi
solo in solido e freddo grigio cemento, ma venga utilizzato per migliorare
la vita di gente che vive ai margini e per fare sopravvivere iniziative
cittadine che hanno dato e danno servizi, costruendo angoli di civiltà
e che hanno reso più umana l'umanità degli ultimi. Queste
iniziative oggi stentano, arrancano
.. muoiono. La stretta economica
che imprigiona l'Italia, la nostra Regione, la nostra Città
non è uguale per tutti. Catanzaro, infatti, è abitata
da gente che nella metafora del teatro potremmo definire gente da
"galleria" e gente da "platea". Io sto in platea,
anzi in piccionaia insieme a tante altre donne e mi piacerebbe che
si dichiarasse con gesti concreti la cittadinanza della gente in piccionaia.
E invece vedo che
. gli spazi di sopravvivenza si restringono,
le iniziative di aiuto soffocano, i luoghi significativi scompaiono
e si dà aria, spazio, ossigeno, denaro ed interesse a "non
luoghi". Catanzaro, non attraversata dalla cultura materna, come
dimostra la carenza di servizi alla persona, è catapultata
nella post modernità, dove la politica, ormai ancella servile
dell'economia, privilegia i Centri commerciali sempre più megagalattici,
la cementificazione selvaggia e chiude, con gesti di indifferenza,
ma sempre con calde parole di solidarietà, i Centri come quello
a cui appartengo.
Forse la post modernità non sa che farsene dei rifiuti, specie
dei "rifiuti umani", e costruirà discariche adeguate
perché l'occhio della gente della platea non ne sia ferito.
Nonostante tutto ciò voglio, devo ancora
sperare.