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Il Quotidiano della Calabria giugno 2007


IL CASO DI GIULIO

di Franca Fortunato

LEGGO sul Quotidiano del 21.06.2007 del caso di Giulio ( il nome è di pura fantasia), il bambino di 7 anni di Mammola, messo al mondo da una donna polacca a l'Aquila, che, per volontà dell'uomo con cui l'aveva concepito, appena nato le è stato tolto e dato in affidamento e poi in adozione, per decisione dell'uomo, alla moglie dello stesso, che sperava di riavere, in questo modo, l'uomo per sé. Secondo quanto riportato dalla stampa, il bambino è stato tolto alla madre per "difficoltà economiche" ma, poi, ha generato, con lo stesso uomo, un'altra bambina. Adesso, dopo la morte della madre adottiva, la madre naturale ha rivendicato per sé il figlio. La legge, dopo aver permesso che l'uomo glielo strappasse, oggi, la stessa glielo restituisce ,come se si trattasse di una "cosa" di cui si ha il possesso "naturale" o "legale". La relazione madre figlia/o è un legame speciale, che viene prima della legge e sta fuori la legge, fuori del diritto. C'è una madre privata di suo figlio dall'uomo con cui l'ha generato. Ci sono due donne in mano a un uomo che decide tutto e un Tribunale che interviene per rompere relazioni, generando , sempre e comunque, dolore e sofferenza. Dolore della madre nell'essere stata privata del figlio per "difficoltà economiche", dolore del figlio non cresciuto nell'amore e nel riconoscimento per la donna che le ha dato il dono della vita. La prima violenza è stata quella inflitta alla madre e al figlio nel momento in cui sono stati separati dalla legge per volontà del padre . E così l'affido, prima, e l'adozione , poi, sono diventati un modo per cancellare la figura della madre biologica, ponendo la posizione della nascita e della crescita in un rapporto di inimicizia. Giulio è cresciuto, probabilmente, senza sapere della madre "naturale" e oggi la vive come una "minaccia". E' questo il danno più grave fatto a questo bambino di 7 sette, vivere la propria madre , da cui è stato separato per volontà del padre, come una "minaccia".
Come si è potuto arrivare a tanto? Quale cultura vi è dietro? Che cosa,
negli anni, gli è stato detto o non detto della madre? Sappiamo bene che un/a bambino/a può essere cresciuto/a con amore, come nel caso di Giulio, anche da chi non l'ha messo al mondo, da una madre adottiva, da zie, nonne, nonni, ma perché questo sia una sostituzione e non una usurpazione è necessario che la figura dell'"altra madre", quella biologica, non venga cancellata , come è avvenuto con Giulio, ma la posizione della nascita e della crescita è necessario che trovino la giusta collocazione e il giusto riconoscimento. Il che vuol dire, pensare l'adozione a partire dalla relazione che passa con la madre che mette al mondo la sua creatura e che, non volendo o non potendo tenerla , la affida a un'altra donna che l'alleva, la educa, la fa crescere. La donna che adotta, così, non sentirà l'altra come una minaccia ma le sarà riconoscente del dono e della gioia che ha ricevuto. Questa cultura l'ho vista in opera nel caso di una mia alunna che, divenuta figlia adottiva, a un certo punto, chiede di conoscere l'altra madre e scopre che questa l'aveva affidata , dandola in adozione, a una sua amica che le aveva acconsentito che rimanesse accanto alla sua creatura come vicina di casa e amica di famiglia. Cosa che non è avvenuto nel caso di Giulio dove la madre è stata soppiantata dall'altra che sperava così di riavere il marito. Il tribunale che, per legge ha prima cancellato la madre,ora, sempre per legge, glielo restituisce, rompendo i legami di amore con le persone che lo hanno allevato, le zie, la nonna che ne rivendicano l'adozione. E' il legame con la madre che va riannodato e riconosciuto per fare sentire Giulio non un bambino abbandonato dalla madre che oggi vive come "una minaccia" ma amato tanto da aver avuto due madri e da avere una madre che non ha smesso di amarlo in questi anni, anche se, per volontà o costrizione, ha rinunciato a lui. Questa donna, nel richiedere il figlio per sé, mostra, l'indissolubilità del legame madre figlio/a in cui la legge quando entra, molto spesso, lo fa solo per distruggere e creare dolore e sofferenza. E' nel rapporto e nella contrattazione con la madre, e non nella legge, che la nonna, le zie, possono ottenere che Giulio resti con loro senza, questa volta, cancellare la madre, ma accogliendola come parte della "famiglia". Una famiglia in cui Giulio impari la riconoscenza verso la madre naturale per avergli fatto dono della vita, la riconoscenza verso la madre adottiva per averlo cresciuto con amore e l'amore della nonna e delle zie. Resta dolorosamente aperto il rapporto con il padre, causa di tutti i mali, Non si può pensare di intervenire, ancora una volta, in nome del bene superiore del bambino, contro la madre , cancellandola e negandola. Quella madre va riconosciuta e solo dentro un riconoscimento da parte della nonna e delle zie si possono aprire strade nuove per una soluzione d'amore per Giulio.