LE
RELAZIONI NELLA POLITICA DELLE "CITTA' VICINE"
di Franca Fortunato
Il
mio arrivo alle "Città Vicine", più che un
arrivo è stato un approdo, un evolversi naturale della mia
relazione con Anna e Vivien .
Da Adelfia ad oggi, che cosa è stata la politica delle "Città
Vicine?
Innanzitutto un luogo di relazioni tra donne di diverse città.
Di volta in volta si sono aggiunte nuove relazioni, altre si sono
rafforzate. Un fare, un costruire, un rafforzare relazioni attorno
ad un progetto che si va sempre meglio delineando: questo è
per me la politica delle "Città Vicine" o, per meglio
dire, quello che è diventata.
Non nascondo che sono partita non avendo chiaro dentro di me verso
dove stavamo andando, ma mi fidavo di Anna, di Vivien e di Clara Jourdan
e ogni incontro è servito a delineare meglio il progetto, dentro
cui mi sento in cammino.
Le "Città Vicine", scrivono Anna e Vivien nella loro
lettera, <si delineano sempre più come una rete> e non
un <coordinamento tra città, né solo un nome aggiunto
a quello che si fa>.
Una rete, innanzitutto, di relazioni e di pratiche tra noi, che ci
spostiamo dalle nostre città per incontrarci, parlarci, ascoltarci.
Alla domanda, dunque, che cos'è la politica delle "Città
Vicine", rispondo che è un luogo di relazioni e pratiche
tra donne di diverse città, inventato da Anna e Vivien.
E' quanto ci spinge, a me e a Lina, a venire da Catanzaro a questi
incontri.
Perché siamo qui? Che cos'è per noi questo luogo? Quale
desiderio ci spinge? Quali relazioni? Qual è il di più
che troviamo qui rispetto a quello che già facciamo? Che cosa
si muove e cambia dentro di noi quando ci disponiamo, se ci disponiamo,
con un reale desiderio di ascolto?
Per quanto riguarda me e Lina, la nostra relazione l'abbiamo riguadagnata
in questo luogo. Il di più che riconosco qui è un di
più di relazione. Il mutamento che è avvenuto in me
è stato un mutamento di sguardo sulla mia città, sul
mio luogo di lavoro, sulle città delle altre.
La scuola in cui insegno è parte della mia città e il
mio impegno politico sta nelle relazioni con le alunne e alunni, con
le colleghe e colleghi e nel produrre e portare in essa modificazioni
al sapere a partire dalla differenza sessuale.
Così pure è politica il lavoro di scrittura che faccio
per il giornale "Il Quotidiano" della Calabria. Non
ho mai pensato di scrivere come fine a se stesso o per avere visibilità,
ma per un fine politico, perché arrivasse a più donne
e uomini possibili la nostra politica e il nostro sapere. Politico
è il lavoro che faccio sul linguaggio per rendere accessibile
a chi legge "parole chiavi della differenza sessuale". Scrivere
con il linguaggio della differenza, cercare di renderlo chiaro e comprensibile
a chiunque mi legge o mi ascolta, come le mie alunne, mi ha aiutata
a liberarmi da un suo uso rigido e gergale.
Questo è lavoro politico che faccio per la mia città,
per la mia scuola, e per tutte le donne e gli uomini che mi leggono
e poi discutono con me.
Sulla sessuazione del linguaggio ho avuto conflitti, prima col direttore
del giornale e ora con la donna della redazione di Catanzaro, che
continua a correggermi gli articoli in un linguaggio neutro.
Considero un guadagno per tutte noi quanto Anna e Vivien scrivono
nella loro lettera : <Lo scopo non è che tutte promuoviamo
le stesse iniziative, né che interveniamo nelle reciproche
realtà con gli stessi intenti> , il che non vuol dire che
non possiamo o dobbiamo trovare momenti tra noi per fare iniziative
comuni. Così abbiamo fatto a Catanzaro con Anna per il convegno
e la mostra su Simone Weil e così faremo per la presentazione
del libro, di cui abbiamo discusso ad Adelfia, su "L' identità
meridionale" di Mario Alcaro.
12.11.2001