Carissima Anna,
come ti ho detto nel messaggio telefonico non mi sento abbastanza
in forma fisicamente per venire a Roma.
Però vorrei comunicarti il mio pensiero sul progetto delle
Città Vicine perché tu senta la mia presenza lo stesso,
in qualche maniera.
Vedo il progetto
delle Città Vicine come un modo creativo di fare politica attraverso
pratiche di accoglienza e di scambio, e di invenzione nella convivenza.
Questo è stato quello che mi avete comunicato ad Adelfia. Per
me è stato importante vedere come delle persone sconosciute,
Corradina, ad esempio, ed altri e altre facessero dono del loro tempo
e della loro fatica perché noi potessimo incontrarci, senza
pretendere qualcosa in cambio, semplicemente per donare accoglienza.
Questo va al di là di ogni teoria e per me è stata un'esperienza
nuova che mi ha arricchita.
Vedo il progetto come una mappatura di esperienze che si stanno vivendo
nei singoli luoghi, un creare collegamenti e legami. Questo di fatto
sta già avvenendo. Ad Adelfia ho incontrato Sandra De Perini
che avevo visto tante volte e che avevo letto, ma che non conoscevo
bene di persona e che ora vivo come presenza che mi rafforza. E là
ho fatto altri incontri e ne ho approfonditi alcuni altri. Così
è stato a Roma e non certo solo per me. Quindi l'evento importante
è stato il fare incrociare esperienze, il fare accadere questo.
Non vedo i prossimi incontri tanto come momenti di riflessione teorica,
ma come momenti dove fare accadere delle cose, anche dove esercitare
l'arte di dialogare in situazioni di benessere, per esempio.
Perché non facciamo diventare il progetto una mappa per orizzontarci?
Le città ed i luoghi in cui viviamo sono i luoghi delle nostre
vite e dei nostri rapporti, della nostra storia, sono ciò che
abbiamo inventato anche noi, in fondo. Scambiamoci il nostro modo
di abitare, la nostra capacità di accogliere, di fare civiltà
nel quotidiano, scambiamoci quello che abbiamo imparato e che sappiamo
fare: tessere relazioni attraverso l'arte, la scrittura, la manualità,
la capacità di pensare e riflettere. Per me Bologna è
il passaggio sentimentale dove seguendo il fiume dell'inclinazione
ho trovato il mio vero modo di fare politica in modo creativo, nel
movimento delle donne, negli anni '70. E' anche la città dove
le donne del passato hanno lasciato tracce d'arte e di sapere. Più
che momenti di scambio teorico dove darci delle coordinate io propongo
degli incontri di tipo seminariale e creativo, anche laboratori, o
semplicemente leggere insieme determinati testi su cui lavorare, in
bei luoghi dove si possa esercitare l'arte della conversazione. Le
Preziose in questo modo nel 1600 hanno fatto una rivoluzione nei costumi,
nel linguaggio, nella testa di molti intellettuali. Ricordiamoci che
le donne degli ultimi trent'anni del '900 hanno fatto l'unica rivoluzione
irreversibile della storia. Non mi sembra poco. Fare politica è
una pratica creativa e nella creatività c'è desiderio
e non dover essere.
Donatella Franchi
Bologna, 13 aprile
2002