Politica
delle Città Vicine: "Nuovi abitamenti"
di Anna Di Salvo
e Vivien Briante
In questo preciso
momento la politica delle "Città Vicine" e l'Architettura
contemporanea, stanno percorrendo delle piste di ricerca sostanziate
da elaborazioni, linguaggi e progetti che per molti versi si incrociano
e trovano tra loro un comune denominatore e risonanze che hanno fatto
scattare in alcune delle Città Vicine una forte attrazione
e una vicinanza di desiderio. Una di queste analogie, ad es., è
la ricerca volta alla percezione di nuovi modi di pensare la città
a partire dai mutamenti cui vanno incontro continuamente gli spazi
del nostro sentire e del nostro abitare quotidiano. L'architettura
contemporanea e l'urbanistica sociale al presente, oltre agli spazi
fisici e alle strutture visive, studiano, curano e praticano rapporti
e relazioni con i luoghi ed i loro abitanti, avvalendosi di strumenti
di conoscenza competenti ed adeguati che consentano loro di entrare
nelle pieghe della vita e della vocazione della città, nel
tentativo di scongiurare il rischio di proporre in maniera confezionata
o predefinita, progetti che cadano dall'alto (esperienze che abbiamo
riscontrate nel testo "Nuove specie di spazi", nella recente
esposizione della Biennale d'Architettura di Venezia ed in studi,
analisi e progetti in corso in molte parti del mondo") nota
1.
Con l'incontro "Nuovi abitamenti", le Città Vicine
si mettono in gioco con la possibilità di riuscire a tracciare
una geografia di percorsi ed esperienze diversificate che potrebbero
rivelarsi arricchenti per le donne e gli uomini che da 4 anni seguono
questo intreccio relazionale tra città diverse, sia per quelle
o quelli che vorranno esserci per la prima volta. La scommessa è
quella di pensare, ridisegnare e fare la "Città"
nelle sue diverse componenti, alla luce dell'esperienza maturata dalla
pratica politica delle relazioni delle donne e da desideri che vogliono
più vivibile e vera la città, mettendola in rapporto
di relazione e scambio con altre città. La volontà che
ha mosso le donne delle Città Vicine, che ci siamo trovate
alla vacanza politica di Adelfia '04, ad organizzare questo incontro,
è quella di un incrocio reale di percorsi collettivi, studi
ed esperienze personali, che possa condurci verso la riappropriazione
ideale e materiale dei territori, facendoci al contempo riflettere
sulla natura delle case che abitiamo, delle città dove viviamo
e degli spazi politici che creiamo.
In questi anni di lavoro abbiamo messo a fuoco che esistono modi di
sentire e proporre la città che vanno oltre i soliti parametri
che ne definiscono le graduatorie ed i primati, tanto decantati dalle
statistiche di ogni inizio d'anno (sviluppo, occupazione, traffico,
inquinamento ecc), e si distanziano dagli standard che pretendono
di uniformare una città all'altra a causa delle norme comuni
per tutte, per es: quelle sulla vivibilità, sulla viabilità
o sull'uso degli apparecchi tecnologici. Vi sono sguardi attenti di
donne e di uomini che scrutano i flussi dei nuovi migranti, le influenze,
le cause e gli effetti e le ricadute di una città su un'altra
e di un quartiere su un altro. Vi sono sguardi che osservano i mutamenti
urbani e culturali che richiedono modifiche, interventi e soluzioni
creative adeguate alle forme e all'uso dei luoghi e degli spazi, contemporaneamente
ad una ridefinizione e ad una rilettura del senso dell'abitare e del
convivere in termini di benessere, accoglienza e amore.
E' pensabile, ci chiediamo, che case, edifici, piazze, giardini e
quartieri, incarnino in sé la proiezione della città
moderna, vissuta e visitata come luogo di memoria, valori e storie
di chi l'ha abitata, in grado di coniugare e rilanciare queste risorse
nell'attualità del presente? Ed è pensabile una città
che sappia evolversi al di là dell'accanimento tecnologico
che la vuole senz'anima, estranea ai suoi abitanti, ostile a bambine,
bambini e animali, iper-dinamica, super-difesa, diffidente e competitiva
con le altre città?
Di tutto questo e altro ancora vogliamo parlare all'incontro "Nuovi
abitamenti", come del desiderio di continuare a creare modi e
forme di più ampio respiro, che sappiano mettere insieme la
parte più vitale del contesto storico, politico e culturale
in cui viviamo, col meglio della civiltà che vive e si sviluppa
oltre i confini circoscritti delle nostre città, in quell'"Altrove"
che si snoda oltre le mura di casa, oltre i luoghi della politica
di cui già ci prendiamo cura, e anche oltre noi stesse.
A presto quindi
Catania 07/01/05
nota 1 Interessante a questo proposito consultare
il testo: "L'occhio di Arlecchino" Schizzi per il quartiere
San Berillo a Catania, a cura di Piera Busacco e Filippo Gravagno
- Gangemi
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