tratto da:
Anna Bofill de
Levi, Planejament urbanístic, espais urbans i espais
interiors des de la perspectiva de les dones, Generalitat
de Catalunya, Barcellona 2005, pp. 48-52; la traduzione dal catalano
è di Clara Jourdan
La tradizionale
concezione essenzialista dello spazio lo definisce come il luogo che
ci accoglie, ci orienta, ci permette di sviluppare la nostra identità,
la nostra personalità; in definitiva, come una dimensione dell'esistenza.
Tuttavia, noi donne in generale abbiamo una reale difficoltà
a stare a nostro agio in molte situazioni esistenziali in cui ci troviamo
nel corso della nostra vita. La corrispondenza tra spazio fisico e
luogo, come di un involucro che ci fornisce l'ambiente desiderato,
è messa in crisi dalla prospettiva del femminismo.
"Abitare" significa, secondo molti filosofi, stare in pace
in un luogo protetto. Implica avere un luogo. Si può intendere
in due modi: avere un tetto sulla testa e un determinato numero di
metri quadrati a tua disposizione (interpretazione materialistica
quantitativa), oppure avere un rapporto psichico con un luogo, che
sia un pezzo di terra, una strada di una città o una casa.
Questa è un'interpretazione qualitativa, e in questo senso
abitare è una caratteristica fondamentale di tutti gli esseri
umani.
Secondo Heidegger, "abitare" è una parte dell'esistenza,
una dimensione dell'essere-nel-mondo. Con il fatto di abitare un luogo
si è stabilita una relazione significativa tra un essere umano
e un ambiente o un posto determinato, ed è anche un atto di
identificazione, cioè di riconoscimento, di appartenenza a
quel luogo. Abitare è anche un modo di inserirsi nel mondo
e di riconoscersi.
In accordo con l'interpretazione femminista del fatto di essere donna,
potremmo dire anche che "abitare" è una dimensione
del fatto di essere-donna-al-mondo. Ma anche il fatto stesso di essere
donna può essere rappresentato a partire dall'esperienza di
essere-donna-al-mondo, come già si formula nel femminismo moderno.
Simone de Beauvoir raccoglie questa idea quando dice che "donna
non si nasce, di diventa" o che "la donna non è una
realtà statica, ma un divenire". Così, "abitare",
per le donne, è piuttosto una dimensione dell'esperienza dell'ambiente.
La concezione antiessenzialista elaborata da una parte della geografia
femminista degli anni novanta riformula questa associazione del senso
del luogo legandola alla nostalgia e al ricordo. Argomenta che l'idea
dello spazio o del luogo come un conforto dell'essere può essere
respinta dall'idea di spazio come luogo per costruire il progetto
personale o collettivo del fatto di divenire - con l'idea di progresso
o sviluppo -, che è parallelo al progetto femminista della
costruzione dell' "io".
Una manifestazione artistica di questa idea si trova nell'opera di
Niki de Saint Phalle, recentemente esposta presso la Fundació
Miró di Barcellona (2004-2005). Le grandi sculture di donne
o Nanas di Saint Phalle incarnano tutte le varietà di stereotipi
femminili. Il massimo esponente è Hon (1966), una specie di
dea madre, una gigante, che è sdraiata con le gambe aperte
in posizione di parto. Hon diventa un edificio culturale con la porta
dove c'è il sesso, porta attraverso la quale accedono le persone
che la visitano, metafora del classico desiderio di tornare al ventre
della madre. Hon incarna la nuova femminilità, apre la via
a una nuova visione della donna: l'interno conteneva diverse rappresentazioni
della cultura e dalla cima del ventre gli spettatori potevano contemplare
i dintorni, come metafora di un nuovo punto di vista del mondo orientato
a partire dalla donna.
Sotto un altro aspetto, il sentire dell'identità viene interpretato
come una costruzione dell'uomo che ha bisogno di marcarsi dei limiti,
un ambiente in contrapposizione alla madre, stabilire il senso di
sé, una costruzione dell'identità come differenziazione
da "l'altro". Per S. Hall l'identità del luogo si
produce sempre e in maniera continua. La memoria non va utilizzata
in senso nostalgico, ma nel senso di illuminare e trasformare il presente.
L'identità è pensata in termini di articolazione dei
rapporti sociali in cui una persona o un gruppo si inserisce e che
permettono la costruzione delle diverse alleanze politiche.
Abbiamo detto che lo spazio e il luogo contribuiscono alla costruzione
dei rapporti di genere. Dal significato simbolico dello spazio e del
luogo e dei messaggi di genere che trasmettono, alle esclusioni dovute
alla violenza contro le donne, gli spazi e i luoghi riflettono i modi
in cui il genere è costruito e inteso. Per esempio, la limitazione
della mobilità delle donne, a seconda dei contesti culturali,
è una importante forma di subordinazione. La limitazione della
mobilità, il confinamento in determinati luoghi e la manipolazione
dell'identità sono fenomeni collegati.
Un aspetto evidente del controllo dello spazio e dell'identità
(come il fatto di voler confinare le donne nella sfera domestica)
è legato alla distinzione che si è andata definendo
nella società tra il pubblico e il privato.
La costruzione della casa come luogo proprio della donna, il luogo
della madre, un luogo dotato delle caratteristiche di stabilità
e sicurezza, fu un concetto idealizzato dalla cultura del XIX secolo.
Tuttavia le esperienze delle donne portano a formulare altre considerazioni,
come questa: "La casa non è solo un luogo, è il
luogo che rende possibili prospettive varie e sempre cangianti, un
luogo in cui si scoprono nuove maniere di vedere la realtà,
le frontiere della differenza. Si confrontano e si accettano dispersioni
e frammentazioni come una parte delle costruzioni dell'ordine di un
nuovo mondo che rivela più pienamente dove siamo, chi possiamo
diventare...".
D'altro canto l'essere umano, per la sua condizione di animale che
si muove, viaggia da un luogo all'altro con la possibilità
di fermarsi in un luogo determinato o andare via. La dialettica dei
percorsi e dei punti di partenza e d'arrivo, insieme alla nuova concezione
dello spazio e dell'identità, formano la trama che si configura
nell'architettura, nella pianificazione urbana e nel disegno degli
spazi.
Secondo l'accezione quantitativa o funzionale dello spazio, si è
parlato dei suoi usi, che sono stati definiti e sono stati distribuiti
su un territorio determinato. Secondo l'accezione qualitativa dello
spazio, si è considerato il modo in cui gli esseri umani lo
sperimentano.