Voglio aggiungere alcune considerazioni a quello che hanno detto Anna
e Fernanda in merito al discorso della rappresentanza e al rapporto
con le istituzioni. Io vedo le Città Vicine come qualcosa che
va oltre la semplice testimonianza di ciò che si è visto
e fatto nelle rispettive città, perché abbiamo verificato
concretamente che il lavoro del governo domestico dei luoghi, per
riprendere una pratica che piace tanto a Donatella Franchi e che si
rifà alle belle analisi di Ina Praetorius in "Pensare
il mondo come ambiente domestico", molto spesso si rivela efficace
per il miglioramento di alcuni spazi fisici delle città, per
i rapporti di convivenza tra gli abitanti o per risolvere il disaccordo
tra un'etnia e un'altra.Quindi questa cosa di pensare e praticare
forme di nuovo governo in contesto, io la sento realizzabile concretamente
e non solo teoricamente o altro.
Oggi qui è stato molto ripreso il rapporto con la rappresentanza,
e ho sentito anche dei suggerimenti di pratiche efficaci. Su queste
certamente ci dobbiamo molto lavorare, e in riferimento a quanto detto
da Adriana, penso che dobbiamo soprattutto fare sentire alle donne
che hanno il desiderio di andare a ricoprire cariche ufficiali di
governo, che la nostra presenza c'è, ma ci deve essere da parte
loro però, attrazione verso il pensiero e la pratica politica
delle donne. Proseguendo così, forse un domani qualcuna di
noi oggi qui presente, mantenendosi in relazione e sostenuta da donne
e uomini con cui condivide un percorso, potrebbe dichiararsi disponibile
a donare un bel po' del suo tempo per portare la voce del desiderio
femminile, nei luoghi cosiddetti istituzionali. E ancora dico: perché
non possiamo pensare di governare questo mondo in una dimensione fattibile
ed umana? Se governiamo così bene le nostre case, perché
non il mondo? Concordo pienamente con Sandra quando individua nell'arte,
nel pensiero visivo e nelle pratiche creative, modalità arricchenti
e di maggior respiro per le Città Vicine, e trovo un'analogia
tra le sue analisi e quello che ci ha appena esposto Marzia, narrandoci
la sua città digitale. Quello di riuscire a "vedere"
con l'immaginazione ma soprattutto con la passione politica, le possibili
trasformazioni di alcuni luoghi della città o il cambiamento
delle destinazioni d'uso di alcuni edifici fatiscenti, è un
procedimento mentale che proietta in una dimensione di bellezza e
positività innanzitutto noi stesse, ma anche le cose brutte
o negative che ci troviamo intorno. Questo procedimento io lo ho spesso
adottato con "Città Felice"a Catania, proponendolo
come una modalità possibile ad urbanisti ed ingegneri con i
quali lavoriamo per ridefinire insieme agli abitanti la vita e le
forme dei quartieri del castello Ursino e di S.Berillo, anche se a
volte la mia "visionarietà" d'artista è stata
interpretata da alcuni come ideologica. Ho proposto ad esempio, proprio
perché l' avevo vista nella mia mente, e l'avevo legata al
contesto circostante, intuendone il valore simbolico, la riqualificazione
e la trasformazione di un vecchio loft con delle bellissime capriate
di legno che in passato veniva adoperato come deposito, in un centro
di cultura permanente, e la cosa è stata vista come una proiezione
azzardata dal sapore ideologico. Invece dentro di me, e nella condivisione
di questa politica con donne e uomini, quello che mi spinge ad andare
avanti, è proprio questa visionarietà d'artista legata
alla maturità politica, che mi fanno intuire e vedere cosa
può accadere in un determinato spazio, e quale forma quello
spazio può assumere.
Per quanto riguarda quello che dice Adriana sull'interesse provato
da alcune per la politica dei luoghi praticata dai"Nuovi Municipi",
posso ribadire che il desiderio di scambiare le esperienze e magari
confliggere, con realtà alle quali riconosciamo valore perché
approfondiscono delle pratiche che per molti versi ci piacciono, costituisce
a mio avviso uno dei fondamenti basilari che alimenta la natura articolata
e complessa delle Città Vicine. Come oggi è stato detto,
è bene che le varie competenze trovino spazio per circolare,
soprattutto quando c'è il desiderio di aprire all' altro, e
di questa pratica oggi qui ne abbiamo un immediato riscontro positivo,
visto che stiamo lavorando in armonia con donne della rete della partecipazione.
Ci sentiamo quindi di aver fatto con lo scorso incontro di Verona,
una cosa bella e generosa in direzione della messa in forma di rapporti
di scambio con i Nuovi Municipi, anche se da ora in poi, visto il
modesto interesse che questi ci hanno dimostrato, per gli incontri
futuri con altre realtà ci proponiamo di avere maggiore accortezza
e garanzia di relazioni consolidate.
Riallacciandomi a quanto ha detto Alessandra Casarini, voglio rilanciare
la proposta di approfondire durante uno dei prossimi incontri delle
Città Vicine, i saperi delle esperienze in merito alle nuove
forme di economia praticate nelle città, che informano di sé
e di conseguenza ridefiniscono le relazioni e la realtà dei
luoghi che abitiamo. Per fare questo, chiederei alla M.A.G. di porsi
al centro dell'incontro per donarci la ricchezza della propria esperienza
maturata con l'aver creato nel tempo una rete d'imprese sociali, aziende
no-profit e di recente la Libera Università del terzo settore.
Potremmo quindi sin da ora un po' tutte e tutti cominciare a consultare
i numerosi materiali pubblicati dalla M.A.G. a riguardo e sull'onda
delle sollecitazioni ricevute, ripensare alle esperienze d'economia
utile e positiva che conosciamo o pratichiamo.