Donne e conoscenza storica
         

Indice dei testi

  • Il punto in cui siamo
  • Le Origini
  • Il nostro cammino

Città Vicine Bologna aprile '06-secondo intervento

di Anna Di Salvo

 


Voglio aggiungere alcune considerazioni a quello che hanno detto Anna e Fernanda in merito al discorso della rappresentanza e al rapporto con le istituzioni. Io vedo le Città Vicine come qualcosa che va oltre la semplice testimonianza di ciò che si è visto e fatto nelle rispettive città, perché abbiamo verificato concretamente che il lavoro del governo domestico dei luoghi, per riprendere una pratica che piace tanto a Donatella Franchi e che si rifà alle belle analisi di Ina Praetorius in "Pensare il mondo come ambiente domestico", molto spesso si rivela efficace per il miglioramento di alcuni spazi fisici delle città, per i rapporti di convivenza tra gli abitanti o per risolvere il disaccordo tra un'etnia e un'altra.Quindi questa cosa di pensare e praticare forme di nuovo governo in contesto, io la sento realizzabile concretamente e non solo teoricamente o altro.
Oggi qui è stato molto ripreso il rapporto con la rappresentanza, e ho sentito anche dei suggerimenti di pratiche efficaci. Su queste certamente ci dobbiamo molto lavorare, e in riferimento a quanto detto da Adriana, penso che dobbiamo soprattutto fare sentire alle donne che hanno il desiderio di andare a ricoprire cariche ufficiali di governo, che la nostra presenza c'è, ma ci deve essere da parte loro però, attrazione verso il pensiero e la pratica politica delle donne. Proseguendo così, forse un domani qualcuna di noi oggi qui presente, mantenendosi in relazione e sostenuta da donne e uomini con cui condivide un percorso, potrebbe dichiararsi disponibile a donare un bel po' del suo tempo per portare la voce del desiderio femminile, nei luoghi cosiddetti istituzionali. E ancora dico: perché non possiamo pensare di governare questo mondo in una dimensione fattibile ed umana? Se governiamo così bene le nostre case, perché non il mondo? Concordo pienamente con Sandra quando individua nell'arte, nel pensiero visivo e nelle pratiche creative, modalità arricchenti e di maggior respiro per le Città Vicine, e trovo un'analogia tra le sue analisi e quello che ci ha appena esposto Marzia, narrandoci la sua città digitale. Quello di riuscire a "vedere" con l'immaginazione ma soprattutto con la passione politica, le possibili trasformazioni di alcuni luoghi della città o il cambiamento delle destinazioni d'uso di alcuni edifici fatiscenti, è un procedimento mentale che proietta in una dimensione di bellezza e positività innanzitutto noi stesse, ma anche le cose brutte o negative che ci troviamo intorno. Questo procedimento io lo ho spesso adottato con "Città Felice"a Catania, proponendolo come una modalità possibile ad urbanisti ed ingegneri con i quali lavoriamo per ridefinire insieme agli abitanti la vita e le forme dei quartieri del castello Ursino e di S.Berillo, anche se a volte la mia "visionarietà" d'artista è stata interpretata da alcuni come ideologica. Ho proposto ad esempio, proprio perché l' avevo vista nella mia mente, e l'avevo legata al contesto circostante, intuendone il valore simbolico, la riqualificazione e la trasformazione di un vecchio loft con delle bellissime capriate di legno che in passato veniva adoperato come deposito, in un centro di cultura permanente, e la cosa è stata vista come una proiezione azzardata dal sapore ideologico. Invece dentro di me, e nella condivisione di questa politica con donne e uomini, quello che mi spinge ad andare avanti, è proprio questa visionarietà d'artista legata alla maturità politica, che mi fanno intuire e vedere cosa può accadere in un determinato spazio, e quale forma quello spazio può assumere.
Per quanto riguarda quello che dice Adriana sull'interesse provato da alcune per la politica dei luoghi praticata dai"Nuovi Municipi", posso ribadire che il desiderio di scambiare le esperienze e magari confliggere, con realtà alle quali riconosciamo valore perché approfondiscono delle pratiche che per molti versi ci piacciono, costituisce a mio avviso uno dei fondamenti basilari che alimenta la natura articolata e complessa delle Città Vicine. Come oggi è stato detto, è bene che le varie competenze trovino spazio per circolare, soprattutto quando c'è il desiderio di aprire all' altro, e di questa pratica oggi qui ne abbiamo un immediato riscontro positivo, visto che stiamo lavorando in armonia con donne della rete della partecipazione. Ci sentiamo quindi di aver fatto con lo scorso incontro di Verona, una cosa bella e generosa in direzione della messa in forma di rapporti di scambio con i Nuovi Municipi, anche se da ora in poi, visto il modesto interesse che questi ci hanno dimostrato, per gli incontri futuri con altre realtà ci proponiamo di avere maggiore accortezza e garanzia di relazioni consolidate.
Riallacciandomi a quanto ha detto Alessandra Casarini, voglio rilanciare la proposta di approfondire durante uno dei prossimi incontri delle Città Vicine, i saperi delle esperienze in merito alle nuove forme di economia praticate nelle città, che informano di sé e di conseguenza ridefiniscono le relazioni e la realtà dei luoghi che abitiamo. Per fare questo, chiederei alla M.A.G. di porsi al centro dell'incontro per donarci la ricchezza della propria esperienza maturata con l'aver creato nel tempo una rete d'imprese sociali, aziende no-profit e di recente la Libera Università del terzo settore. Potremmo quindi sin da ora un po' tutte e tutti cominciare a consultare i numerosi materiali pubblicati dalla M.A.G. a riguardo e sull'onda delle sollecitazioni ricevute, ripensare alle esperienze d'economia utile e positiva che conosciamo o pratichiamo.