Sonia
Stern Delonay e l'arte del quotidiano.
di Anna Di Salvo
Questo scritto
é frutto di una conversazione tra me e Donatella Franchi, invitata
a Catania per le "Città Vicine" con la sua installazione
"Cartografia dei sentimenti", e vuol anche essere una risposta
indiretta alla lettera di Katia Berlantini apparsa sul n.61 di Via
Dogana.
Incontro frequentemente
e con desiderio l'opera di Sonia Stern Delonay perché la pratica
politica delle relazioni e il saper stare in ascolto di me stessa,
mi hanno regalato strumenti per potermi avvicinare sempre più
alla comprensione del lavoro di quest'artista.
Mi colpisce e
mi delizia di lei l'attualità della scelta del suo percorso
creativo che l'accomuna a quello di tante altre artiste del novecento
che seppero coniugare in modo straordinariamente innovativo l'arte
con la vita, infrangendo con tecniche e modalità originali,
le barriere che tradizionalmente separavano l'arte con la A maiuscola
(pittura, scultura, architettura ) dalle cosiddette "arti minori"
(elaborazione e decorazione di oggetti del vivere quotidiano, creazione
di abiti e di stoffe, ricami, decorazione di vetrate, lavorazione
di ceramiche, stucchi e metalli.)
Questo é
uno dei contributi più originali e liberi delle donne all'arte
del'900.(Il desiderio di coniugare l'arte con la vita era un'aspirazione
anche degli artisti delle avanguardie del '900, ma il senso della
materialità del quotidiano nella vita delle donne le ha portate
a sperimentare in modo differente e a trovare soluzioni formali diversificate.)
Scrive Donatella Franchi su "Riflessioni sulla biografia di un'artista",
(vedi Leggere Donna n.92) commentando il testo di Lia Giachero "Vanessa
Bell, l'ape regina di Bloomsbury", ed. Selene, Milano 2001: "L'arte
di Vanessa Bell esce dalle tele dei quadri per abbracciare tutto il
quotidiano, dalle tazze per la colazione del mattino, alle stoffe
che rivestono le poltrone, alle decorazioni sulle pareti, i mobili,
le cornici dei caminetti, le copertine e le illustrazioni per i libri
della sorella, dove immagini e parole simbolicamente si intessono,
un'arte dunque che amorosamente si espande e abbraccia tutte le cose."
Sonia Stern Delonay, nata in Ucraina sul finire dell'ottocento, ma
vissuta da sempre a Parigi, si accostò all'esperienza degli
stili fauve e futurista senza mai farne realmente parte. Come
lei molte altre artiste legate alle avanguardie del '900 non si identificarono
quasi mai completamente in stili e correnti ma elaborarono con grande
libertà codici espressivi originali.
Sonia Stern creò col pittore Robert Delonay un sodalizio artistico
e amoroso condividendo con lui la sperimentazione sul contrasto simultaneo
dei colori ma contraddistinguendosi al contempo per le proprie personalissime
creazioni di abiti per donne e bambini, nell'arte della legatoria,
del collage e delle copertine per libri.(l'importanza di questa produzione
é testimoniata dalla mostra "Erster deutscher Eerbstsalon"
svoltasi a Berlino nel 1913.)
E ancora, libri d'artista, disegni per tessuti, manifesti, scenografie
e costumi per film e spettacoli teatrali. (Collaborò con Djagilev
e ai "Balletti russi" realizzando i costumi per lo spettacolo
"Cleopatra", scenografie per "Quatre saisons",
ecc.)
Questo desiderio di legare la dimensione estetica alla quotidianità
della vita é un elemento che accomuna le pratiche artistiche
delle donne alla pratica politica delle "Città Vicine,"
rete di relazioni tra donne e anche uomini di città diverse:(Catania,
Catanzaro, Foggia, Roma, Milano, Bologna, Mestre, Spinea, Firenze).
E' una pratica che da più di due anni si é resa vitale
nell'impegno di suscitare incontri di riflessione e di creatività
politica in alcuni dei luoghi appena nominati, ma soprattutto a Roma,
spazio simbolico che le Città Vicine hanno scelto come centro
per i loro incontri
Tra i tanti argomenti e spunti di riflessione affrontati dalle Città
Vicine alla luce del desiderio di ridefinire le città che abitiamo
attraverso la pratica delle relazioni, ha preso corpo - durante gli
ultimi incontri, soprattutto in quello svoltosi a Catanzaro dal 28
al 31 agosto 02 - la volontà di esperire in vari campi la creatività
di ciascuna e di ciascuno, conducendo il pensiero nella direzione
di saper individuare e attribuire in piena libertà il senso
del bello a buona parte di ciò che si fa e a buona parte di
ciò con cui si convive. Questa riflessione, per desiderio delle
Città Vicine, necessita di tempi d'elaborazione più
lunghi e profondi; é per questo che é già in
cantiere l'organizzazione di un prossimo incontro a Roma sul "Senso
libero della Bellezza".
Saper riconoscere i segni della bellezza ma anche della bruttezza
che abitano in noi o che si muovono intorno a noi e poterli condividere
con altre e altri, mette in circolo un'energia vitale che aiuta a
non cadere nella passività dell'infelicità allorquando
si avverte il disagio per le forme brutte e stonate che percepiamo,
di qualunque natura esse siano: estetica, esistenziale, comportamentale;
nella consapevolezza che man mano che le reti dei rapporti e delle
relazioni acquistano significato e spessore, é possibile operare
per la creazione di belle forme e liberare la possibilità che
attorno a noi avvengano dei mutamenti.
Sapere esserci, saper andare avanti mantenendosi sul filo delle buone
come delle cattive forme: risiede in questa competenza da equilibriste
il farsi della politica ?
Catania li 25-10-02