Donne
e uomini al governo delle città
Vacanza
Politica della Rete delle Città Vicine
Adelfia (Scoglitti-Ragusa) 24-28
agosto 2005 (Riviera Kamarina)
Relazione
di
Franca Fortunato, Anna Di Salvo, Mirella Clausi
La
vacanza politica della rete delle Città Vicine, svoltasi dal 24 al 28 agosto,
ad Adelfia, luogo del femminismo e della politica delle donne, il cui nome vuol
dire amore, relazione, servizio, ha avuto, quest'anno come tema "Donne e
uomini al governo delle città" e la pretesa di individuare pratiche
politiche originali in tal senso.
Ha visto la presenza di donne e uomini di
Catania, Catanzaro, Roma, Bologna, Pinerolo, Spinea, Milano e Mirano e alcuni
ospiti quali Annette Wenzel e suo marito Renato Camarda, Giusy Milazzo e Nino
De Cristofaro che hanno raccontato la loro esperienza politica, sicuramente diversa
ma che si riconduce all'esperienza delle Città Vicine per comunione di
desideri.
Partite nell'estate del 2000 con "Politica con vista",
quella di quest'anno è stata la 4a vacanza politica delle Città
Vicine. Vivien Briante ed Anna Di Salvo, in apertura, ne hanno sintetizzato il
percorso, sottolineando la necessità di andare oltre, di ampliare e capire
meglio il senso del fare e pensare la politica nella propria città.
Centrale,
nelle prime due giornate, è stato il tema delle competenze e conoscenze
del territorio, per una politica di governo nuova, creata dalle relazioni che
tenga conto dei mutamenti che stanno avvenendo nel campo dell'urbanistica e delle
regole di convivenza civile.
"Durante il percorso di questi anni - ha
ricordato Vivien - le Città Vicine si sono modificate: partite con la creazione
di una rete di vicinanza politica con donne di alcune città, si sono poi
allargate anche fuori dai confini nazionali. Lungo il percorso ci sono stati tagli
dolorosi e immissione di nuove energie.
In questi anni, infatti, varie
città e realtà si sono aggiunte a questo percorso, realizzando scambi
di esperienze e riflessioni tra i propri ambiti di progetti ed elaborazioni. "Con
la lettura del libro "Nuove specie di spazi" siamo venute a conoscenza
- ha continuato Vivien - di analisi e pratiche originali sul territorio da parte
di urbanisti, architetti ecc. che hanno integrato con con sensibilità e
competenza tecnica il nostro lavoro sulla città. Questa nuova prospettiva
di conoscenza dei luoghi e degli spazi, ha reso più viva e completa la
nostra politica, mettendo in moto anche un ambito di ricerca a noi per certi versi
sconosciuto ma profondamente sentito, un anello mancante: trasformare trasformandoci,
creando nuove relazioni e acquisendo nuove competenze."
Ma - si è
chiesta Vivien - quanto è possibile un fare comune, tenendo conto delle
nuove sperimentazioni che stanno avvenendo nell'urbanistica, che da tempo ha spostato
l'attenzione dalla progettistica alle soggettività urbane?
"Lo
spazio pubblico - ha affermato - è concepito sempre più con la partecipazione
di nuovi soggetti: abitanti, associazioni, iniziative creative sul territorio,
socialità diffuse. E' un cambiamento politico su come affrontare ed ampliare
lo spazio privato-pubblico attraverso i rapporti umani per concepire nuove forme
di abitamenti. Mancano però alcuni passaggi a questi progettisti, quali
il concetto di cura, di scambio simbolico, il partire da sé. Relazione,
relazionarsi, scambiare saperi, temi tutti che appartengono al patrimonio politico
delle donne che questi nuovi progettisti hanno fatto propri, rimuovendo però
il riconoscimento del debito dovuto al pensiero femminile.
E' il caso che noi
riflettiamo sul rischio di perdere in tal senso parte della nostra autorità.
Abbiamo competenze, strumenti e dobbiamo vigilare per evitare di perdere esistenza
simbolica e di non raccogliere quanto ci sta a cuore".
Della possibilità
di potenziare i rapporti e la politica delle Città Vicine ha parlato Anna,
che ha introdotto i concetti di risonanza ed incisività, quali misure del
proprio agire dal locale al globale.
"Penso - ha detto - che come un tempo
le Città Vicine si scambiavano iniziative politiche, idee, seminari, convegni
e proiezioni, al presente possano scambiarsi un'idea di città condivisa
e quindi di mondo nel senso delle relazioni, dell'estetica e dell'affermazione
di autorità femminile in città. Attraverso pratiche, desideri di
conduzione e governo della città, rapporti autentici, scambi e sollecitazioni
con chi la governa, possiamo creare un movimento che va dal locale al globale
che necessita però di risonanza, incisività e intraprendenza. Risonanza
è sentire e lasciarsi attraversare dalla cultura, dalla vita, dal benessere
e dal disagio di un luogo, al punto tale da percepire quel luogo sino a sentirsi
"abitante" di quel luogo. Incisività è avere desiderio
e consapevolezza che pratichiamo una politica di rapporti che ci dà forza
e crea positività. Incisività è immettere questa forza e
questa bellezza nel mondo senza esitazione.
Risonanza è stata avvertita
nel profondo di ciascuna-o presente ad Adelfia con la narrazione dell'esperienza
in Zimbabwe vissuta da Annette, pediatra, ospite delle Città Vicine insieme
al suo compagno Renato Camarda, giornalista e documentarista, che ha girato l'Africa,
l'America Latina e i Balcani. Una donna ed un uomo che si scommettono nel mondo
portando le loro competenze e la loro passione. In Africa Annette ci è
andata con un'organizzazione non governativa per coordinare un progetto, con personale
tutto locale, di prevenzione dell'AIDS per donne e bambini (su 13.000.000 di abitanti
3.000 persone ogni settimana muoiono e sono per lo più donne e bambini)
ed ha vissuto con loro per mesi e ne ha condiviso gioie, dolori e disagi
.
"Questo
sentirsi nel mondo - ha sottolineato Anna - mi porta a concepire e vedere il mondo
come un unico territorio, un'unica città, ricca di forme diverse e di contraddizioni,
che ho bisogno di conoscere ed indagare attraverso gli aspetti molteplici che
la compongono, così come vedo e affronto le contraddizioni del mio quartiere
e della mia città. Voglio dire con questo che mi piace occuparmi dei quartieri,
cercare di impedire che si faccia scempio della città, sognare e ridisegnare
la città dell'assennatezza femminile, ma tutto questo nella consapevolezza
che ciò che intuisco o faccio in città può essere travasato
e dilatato nel resto del mondo perché ci siano delle ricadute su di esso.
Mi sta male un mondo in cui le città sono state trasformate in merce
e in luoghi di profitto, dove i "grandi" giocano le loro strategie belliche
facendo scempio di donne, uomini e di bellezze storiche e artistiche. In questo
scenario le Città Vicine acquistano un grande valore perché rappresentano
città in relazione e non città in competizione, quindi vogliono
dire città di pace".
Bisogna lavorare su due piani paralleli:
quello del locale e quello globale - ha continuato Anna - capire cosa passa tra
una città e l'altra, tra una regione e l'altra, tra un continente e l'altro;
cosa li diversifica, cosa li avvicina nell'economia, nella cultura, nella loro
conduzione. Qualunque parte del mondo può essere la Città Vicina.
"La
Città Vicina, per me - dice Franca Fortunato - in questo momento è
la striscia di Gaza, dove tante donne ebree, occupanti quei territori, sono state
scacciate e le loro case distrutte. Il loro dolore, le loro lacrime, sono le stesse
di quelle dei palestinesi quando sono stati cacciati dalle loro terre e dalle
loro case. Entrambi soffrono del dolore dello sradicamento e questo mi crea un
sentimento di pietas nei confronti di entrambi i popoli".
"Ma - osserva
Maria Luisa Gizzio - vicinanza vuol dire vicinanza di percorso".
"Sentirsi
in relazione con altre parti del mondo - sostiene, invece, Anna - non vuol dire,
per me, necessariamente intrecciare rapporti con donne e uomini che vi abitano,
può esserci un modo di arrivare ai luoghi e di sentirli che conferma e
restituisce il senso della relazione e induce a pensare quel luogo come proprio".
"Ho
incominciato ad interessarmi di cultura altrui - ha affermato Donatella Franchi
- quando Bologna è diventata luogo di emigrazione. Da quando la città
ha cambiato aspetto per la presenza di tanti emigranti, ho sentito la necessità
di avvicinarmi a questi mondi. Sono andata in Marocco per conoscere una donna.
Il bisogno di non vivere il fastidio, la difesa dagli stranieri mi ha spinta a
leggere per conoscere e dialogare e cercare scambi spirituali e culturali che
mi potessero coinvolgere. Le Città Vicine mi possono aiutare in questi
scambi".
Quanto le nuove soggettività devono alla politica delle
donne?
Il discorso delle nuove soggettività non è nuovo, è
nato negli anni '70 con il femminismo, ricorda Donatella Massara. E, oggi, "La
politica delle donne - aggiunge - sta interagendo sempre più e possiamo
immetterla nel mondo".
"Sul globale e locale - dice Adriana Sbrogiò
- io penso che il nostro pensiero sia globale, mondiale, ma nella nostra realtà
agiamo nel locale, nello scambio tra le Città Vicine siamo nazionali (dal
nord al sud). Il mondo, governato dal maschile, è al capolinea.
Dentro
c'è un movimento delle donne che ha rallentato la catastrofe. Se non riusciamo,
uomini e donne, a fare le cose insieme, non c'è salvezza. Da qui la necessità
di relazione con gli uomini".
Le Città Vicine da tempo hanno sentito
una forte necessità di scambiare le pratiche, di ampliare e capire meglio
il senso del fare e pensare la loro politica aprendosi alle esperienze più
significative esistenti nella città. E a Catania c'è Giusy Milazzo,
dirigente sindacale e Nino De Cristofaro di Rifondazione Comunista, ex consigliere
comunale, invitati ad Adelfia per parlare della loro esperienza ed impegno politico
nella città e della loro relazione con La Città Felice.
"Come
tenere insieme - si chiede Giusy - la città, il territorio, il governo
della città, la mia attività sindacale, la politica delle donne?
La cura della città e del territorio, come spazio comune, dovrebbe essere
il primo obiettivo dell'agire politico e del governo. Sto nel sindacato con la
mia consapevolezza di essere donna ma anche con solitudine per mancanza di un
supporto di reti. Le relazioni, le soggettività sono importanti ma anche
è importante un progetto ampio. Il sindacato ha bisogno di contaminazioni".
Giusy parla anche di alcune esperienze di laboratorio di quartiere (Librino) che
sta portando avanti con gli abitanti e riconosce come la politica delle donne
abbia influenzato l'idea di una nuova politica.
Nino si chiede "Come facciamo
a ricostruire il senso di appartenenza alla città? Come tenere insieme
le diversità? Con Città Felice lavoriamo bene insieme nel quartiere
di S. Berillo." Il governo della città ci chiede di occuparci anche
di piani regolatori ed urbanistici e quindi di confrontarci con donne e uomini
delle istituzioni.
Aggiunge, infine, di non essere d'accordo con Franca rispetto
alla pietas per le donne e gli uomini israeliane per tutto quello che moralmente
e politicamente ha dovuto patire da tempo il popolo palestinese.
Renato Camarda
parla di sé e del suo desiderio di agevolare il desiderio di Annette di
svolgere sei mesi di lavoro in Africa, anche se ha molto avvertito il peso del
distacco. Continua dicendo come a Catania la sinistra porti avanti una politica
di estraneità ai fatti, priva di sentimento e non curi le relazioni.
Adriana
chiede a Renato come mai non si sia rivolto alla politica della Città Felice
a Catania. Lina Scalzo chiede a Nino De Cristofaro come mai non abbia sentito
il desiderio di rispondere a Renato rispetto a quanto detto in riferimento ai
suoi rapporti con la sinistra catanese.
Luisella Conti, amministratrice, riconosce
di aver sbagliato a non interessarsi dei piani regolatori, di non aver posto cura
ai problemi urbanistici che sono il nodo di ogni amministrazione per incidere
sul tessuto sociale, culturale della città e narra di alcune sue esperienze
come assessora.
Donatella Franchi affida i problemi urbanistici alle donne
elette al Consiglio Comunale.
Spero - ha sostenuto - che le donne elette portino
la ricchezza che hanno avuto da noi che le abbiamo sostenute durante la campagna
elettorale".
Adriana sostiene l'importanza che sia la politica seconda
ad attingere competenza e saperi dalla politica prima, perchè questa non
riconosce valore simbolico ad una pratica di donne che vogliono segnare la città
nel suo farsi con un lavoro di cura, attenzione e relazione con quanti dimostrino
di amarla.
Franca parla della lotta portata avanti nella sua città
da alcuni giovani e dagli abitanti di un quartiere per impedire l'abbattimento
di una villa per costruire un maxi parcheggio e di come siano riusciti, creando
un'ampia rete di relazioni, a bloccare tale progetto, cambiando il piano urbanistico
dell'amministrazione. Questa esperienza e la discussione ad Adelfia, le sollecitano
l'idea di creare una serie di possibili iniziative a Catanzaro insieme a Lina
Scalzo e Cristiana in direzione di una politica di Città Vicine.
Il
discorso dell'ultimo giorno affronta anche la relazione di differenza con gli
uomini.
"Ci deve essere lo stile dell'ascolto del diverso da noi, se ci
si vuole spendere nel mondo - dice Vivien - dobbiamo fare dei passaggi sostanziali
". Quali?
Abbattere, innanzitutto la diffidenza, le recriminazioni, i
rancori nei confronti degli uomini."
"Ho uno storico sospetto
verso le istituzioni" dice Donatella Massara, "Del mondo politico non
mi fido" aggiunge Laura Modini. Ma, osserva Adriana "E' necessario che
la politica la facciamo donne e uomini." "Dobbiamo abbattere delle barriere
- dice Guido Fornero che con altri uomini (Uomini in Cammino di Pinerolo) porta
avanti la ricerca di sé fuori da stereotipi maschili - il cammino deve
essere comune ma le donne dovrebbero mostrarsi più disponibili alla comunicazione."
"Non invidio oggi la posizione degli uomini che vogliono allontanarsi dagli
stereotipi - dice Donatella Massara - vivono nella solitudine. Dovrebbero capire
i motivi della differenza femminile mentre le donne dovrebbero continuamente lottare
contro la cancellazione di sé da parte degli uomini."
Sono una
donna che proviene dal separatismo - dice Vivien - . Con gli uomini alcuni anni
fa non volevo avere niente a che fare. Mi sono portata dietro molte rabbie, riserve.
Mi sono fatta rispettare perché ho rispettato i miei desideri. Quando si
sono rese possibili relazioni di differenza, ho fatto molta resistenza. La mia
maggiore difficoltà è di non avere un confronto con un pensiero
maschile nuovo." "Sono un'erede del femminismo - dice Rossana Quattrocchi
- e da quando seguo la politica delle donne mi rendo conto dei passaggi succedutisi
dalla pratica dell'autocoscienza alla pratica dell'ascolto, alla pratica del farsi
ascoltare".
Mirella Clausi sostiene la tesi che la politica delle donne
dovrebbe essere agita maggiormente e con più vitalità nelle questioni
contingenti che viviamo ogni giorno, questo è almeno il suo desiderio e
riconosce come la pratica delle relazioni tessute in città per la città
sia risultata efficace in molti interventi ed iniziative della Città Felice.
Filippa
Di Marzo riconosce in Adelfia un luogo di libertà e di scambio, lo dimostra
idealmente il fatto che intorno al campo non vi siano né cancelli né
steccati, né recinti che rinchiudano chi c'è o respingano chi sta
fuori. Dice inoltre che si sarebbe aspettata una maggiore capacità d'ascolto
durante gli incontri pomeridiani e minore arroccamento a prese di posizione troppo
definite nei confronti di chi non pratica la politica delle donne o vi si sta
avvicinando da poco.
Governo della città, del territorio, del mondo
attraverso la politica delle relazioni non strumentali, confronto con le istituzioni
e relazioni di differenza sono i temi della politica delle donne e degli uomini
delle Città Vicine su cui continueremo a lavorare nelle nostre città,
anche se - ha riconosciuto Vivien - c'è difficoltà tra le Città
Vicine nel trovare un comune desiderio su come creare autorità femminile
in città, anzi è proprio la "Città" la cosa che
a volte fa problema.
Anna ricorda che il passaggio più significativo
avvenuto nell'incontro di Milano (Novembre 2005: Nuovi abitamenti) è stato
quello di riconoscere un movimento fluido e positivo che ha portato ad intervenire
con pratiche nuove di relazioni in merito al governo e alla creazione di forme
e spazi di desiderio femminile in città, movimento che ha indotto donne
impegnate da anni in comitati di quartiere ad allontanarsi da forme rivendicative
puramente di sinistra.
A conclusione della discussione, si è ricordato
l'incontro del 13 novembre a Verona con il movimento del "Nuovo Municipio".
Incontro chiesto dalle Città Vicine a dalla MAG, società mutua per
l'autogestione, dove - dice Vivien - "Quelle che dovremmo portare sono le
nostre pratiche e le nostre esperienze sul territorio.
Dobbiamo elaborare le
nostre iniziative e i nostri progetti per arrivare ad uno scambio politico più
profondo".
L'incontro di Verona sarà il prossimo appuntamento delle
Città Vicine per un confronto di pratiche che restituiscano centralità
alla cura del territorio e all'opera di convivenza civile, per ragionare insieme
sulle nuove forme dell'agire politico, dell'economia e del lavoro, per valorizzare
modalità di governare e di pensare la città che investano nelle
pratiche relazionali e nella partecipazione delle e degli abitanti. Scommettere
quindi sulla possibilità di una politica che abbia origine dai liberi rapporti
e sappia cogliere la complessità, la creatività, le risorse, i problemi
del contesto locale, alla luce degli scambi con altre realtà, dei profondi
cambiamenti e dei conflitti in atto nel mondo.
Catanzaro-Catania
27/09/2005